venerdì 26 marzo 2010

In terra di Sardegna







Dorgali, Cala Gonone
e Cala la Luna,
lenta, lungo la costa
bella terra, di pietre e fiori
piena dei suoi colori
coi suoi silenzi e suoni
terra di vento e mare
col suo fiato ribelle
invaso, mai domato
terra di non sai dove
ma sempre e soltanto
terra propria, se stessa
che liscia la gobba al cielo
che sventa la notte in pieno
si nasconde per grotte
fiorisce in oleandri, ginestre
e tutti i gialli che sa poi partorire
terra di chi non rallenta, il passo
che basta un respiro, un gesto
terra che non mi annoio
e scordo il polpaccio lesso
e scordo il respiro scarso
e Cala la Luna in fiore
Cala Osalla, Fuili
terra di ciclamini,
terra in cui ci cammini
lento piede paziente
che anche quando non s’alza
scalza la pietra e balza
terra che sa la memoria
dai muri di casa in colore
il Supramonte di Orgosolo,
tratti di Gennargentu
terra di monti e cielo
terra di sole e neve
terra di cibo forte
di formaggio caldo
di bianco e poi di rosso
terra di carne e miele
terra di starci assieme
a dare un verso al tutto
a dare un senso al niente
terra di tutto quanto
terra di tutto il resto
terra in cui mi rattristo
solo un istante e poi
vada come vada
sento ancor più vicini
amici, compagni di strada
ci divido il pane, un frutto
dell'acqua, un po' di terra,
di fango, paradiso
in punta di sorriso
e vi scopro chi siamo
ci trovo chi sono stato
e mai ho dimenticato.

RLS A VIA CARUCCI





































martedì 16 marzo 2010

lunedì 8 febbraio 2010

Al primo marzo

Un appuntamento importante il primo marzo
lo sciopero dei migranti
una giornata in cui come si usa dire in questi casi
SIAMO TUTTI MIGRANTI
dalla parte dell'ingiustizia subita
dalla parte più debole.
Io parto per un viaggio in Argentina,
verso il Sud più Sud di tutti i Sud,
verso la Patagonia
e poi verso la Terra del Fuoco.
Sarò a Roma il primo di marzo assieme ad altri Sud.....
..... e se vi fosse uno certo striscione con certa gente?
A presto
Non perdiamoci di vista
Giuseppe



Nella serata del Cineforum del 29 gennaio con l’associazione abbiamo chiesto di devolvere i soldi della sottoscrizione ad una causa di ingiustizia sul posto di lavoro.

Ad un lavoratore che ha subito le conseguenze degli irrigidimenti normativi sulla “giustizia” e sulle modalità con cui si svolge l’arbitrato.

La complessa situazione rientra in tutto il contesto complessivo in cui il lavoratore si trova ancora e sempre ad essere la specie animale meno protetta e garantita.

Quello che abbiamo fatto si chiama semplicemente solidarietà, ed una volta avremmo aggiunto “di classe”, e non nel senso che siamo stati particolarmente galanti nel comportamento.

Scusate le facili ironie, ma questi sono i nostri tempi.

Vi inoltro però la lettera con cui il lavoratore che ha subito l’ingiustizia si rivolge a noi tutti.

Non smetteremo pertanto di esserci e di buttare i nostri sassetti nello stagno in cui viviamo.Non perdiamoci di vista.

Giuseppe Spinillo

All’Associazione Culturale

Ingresso Gratuito

c/o La casa del popolo

via Castelforte, 4

00177 ROMA

Gianluca Della Bianca, con grande ed immensa commozione, ringrazia

veramente di cuore anche a nome dei propri cari, questa associazione

per il nobile gesto con cui mi ha dimostrato il proprio affetto e la vera

solidarietà, attraverso il collega Michelangelo, che con grande sensibilità

di fronte ad una profonda grave ingiustizia, mi ha saputo dare una vera prova

di amicizia.

Con il vostro sostegno oggi mi sento meno solo di fronte questo provvedimento

inflittomi, che oltraggia la libertà democratica di potersi difendere e

che lede oltre che la dignità economica soprattutto quella morale e personale.

Grazie

Gianluca Della Bianca

giovedì 4 febbraio 2010

La politica estera del premier in Israele (3_02_2010)

“La sapete quella sulla madonna?”

“Subito dopo la nascita di Gesù San Giuseppe
vede Maria molto triste e seria. Preoccupato le chiede:
“Maria perché sei così triste?”.
“Non è niente”, risponde la Madonna.
“Non ti preoccupare”.
“Ma no, Maria, devi dirmi perché sei così seria”.
“Giuseppe, ti dico che non è niente…”.
Ma Giuseppe insiste e allora la Madonna gli risponde:
“Beh, ormai è fatta, è che preferivo una femminuccia”.

mercoledì 3 febbraio 2010

65 + 30 = 95 (questioni di matematica)


Funzione Pubblica CGIL
Comitato degli Iscritti
via Mario Carucci, 71 – 00143 Roma



In data 02-02-2010 si è svolto presso la sala Europa di via Mario Carucci
Il 16° congresso della CGIL.
I compagni Roberto Giordano,in rappresentanza della mozione : Il diritto
e il lavoro oltre la crisi e Giulio Ermini,in rappresentanza della mozione:
La CGIL che vogliamo, hanno spiegato le tesi congressuali.
Finita l’esposizione si è passati al dibattito che ha visto l’alternarsi di nove
interventi, dopo si è passati alla votazione con i seguenti risultati :


1) Il diritto e il lavoro oltre la crisi Voti 30
2) La CGIL che vogliamo Voti 65


Hanno ottenuto i voti nella lista il diritto e il lavoro oltre la crisi- Elezione al congresso categoria territoriale


1)Rita Barbaresi 19
2)Pierluigi Diodati 6
3)Camilla Porcelli 1
4)Massimiliano Morosini 1

Elezione al congresso della camera del lavoro

1)Roberto Giordano 19
2)Merlini 2


Hanno ottenuto i voti nella lista la CGIL che vogliamo
Elezione al congresso categoria territoriale


1)Eligio Lupo 35
2)Silvana Campanini 11
3)Fabrizio Cattaruzza 4
4)Paola Ingrillini 0



Elezione al congresso della camera del lavoro

1) Roberto Lollobrigida voti 65


Risultano eletti al congresso categoria territoriale :

1)Eligio Lupo
2)Rita Barbaresi





IL PRESIDENTE

Massimo Filippi

L'intervento di Eligio Lupo

XVI CONGRESSO C.G.I.L. 2 FEBBRAIO 2010




Care compagne, cari compagni, non farò alcun riferimento all’attuale fase politica che il Paese sta attraversando poiché ognuno di noi, intimamente e non solo, ne avrebbe da raccontare, come spesso ci capita di fare, e non basterebbero gli epiteti per definire il degrado che si sta instaurando nei rapporti politici, civili ed economici dei cittadini, per mano di questa classe politica delinquenziale che ci sta espropriando anche del lessico e della cultura democratica della legalità. Ecco il punto: la legalità, la vera questione morale violata fino ai suoi più profondi valori fondativi; ovviamente mi riferisco alla Costituzione, che è il patto di convivenza civile della popolazione, che di civile sta rimanendo sempre meno. Ed è qui che la CGIL si deve insediare. Se noi non ci insinuiamo in questo stato delle cose e non ci facciamo portatori di quella che penso debba essere anche un’autoriforma dell’organizzazione, la CGIL muore. La CGIL è in grave ritardo anche nell’approccio culturale e nell’applicazione delle regole che si è data, e mi riferisco alla rappresentanza generale del lavoro e dei lavoratori migranti. La CGIL si deve chiedere come mai siamo diventati uno dei Paesi più avanzati per disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Oggi, con un governo peronista, è insufficiente e debole chiedere che vengano tassate le rendite finanziarie. Quando lo chiedevamo qualche anno fa, che eravamo la minoranza in CGIL e contestavamo la politica del meno peggio, che poi ci ha portato al peggio, che non ha voluto alcuna redistribuzione per i lavoratori di quelle risorse che al contrario sono state regalate alle imprese dal governo di centrosinistra, non ci si filava nessuno. Al lavoro dipendente, demolito in tutte le sue tutele, in aggiunta al tracollo dei salari, studiato da politiche economiche scellerate costruite ad hoc, è rimasto solo il dumping sociale fra generazioni e fra lavoratori, questa è l’unica redistribuzione della quale oggi il lavoratore dipendente gode; e questo è accaduto grazie anche alla politica della concertazione e dei redditi fallimentare, che ha finito per tradire le aspettative di vita di chi in questi anni ha poi deciso di allontanarsi sempre più dal sindacato; ovvero molti inorridiscono, ritenendo che il sindacato sia anche corresponsabile di alcune politiche di governo che hanno prodotto discriminazioni, che al contrario non subirebbero o non avrebbero subito se il sindacato non esistesse o non fosse esistito. E questo il sindacato lo paga anche perché ha perso il contatto con i lavoratori e questi ultimi con la rappresentanza, dove questo distacco viene interpretato dai lavoratori, anzi frainteso, come la gestione degli interessi personali del sindacalista, insomma dei suoi privilegi. Sono le ragioni della caduta libera del consenso, questo, ripeto, dobbiamo affrontare. Ma non con quel linguaggio burocratico in sindacalese stretto che abbiamo subito e conosciuto fino ad oggi, che ha opposto resistenza alla libera circolazione delle idee necessarie alla ricerca di soluzioni per un rilancio vero e proprio della confederalità. La confederalità deve prevedere l’inclusione e l’accoglienza, l’uguaglianza, la solidarietà e la partecipazione per una vera e propria trasformazione che, a partire dai posti di lavoro, dalle categorie e dai territori deve innovare la rappresentanza e la democrazia sindacale. Ecco un altro punto: la democrazia, prima che la democrazia sindacale. E mi riferisco all’accordo separato sul modello contrattuale, che colpisce la ragion d’essere del sindacato, oserei dire la sua esistenza, nel momento in cui l’accordo ha violato palesemente l’efficacia erga omnes,

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quell’efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce,
come recita l’art. 39 della Costituzione. Così, la l. 133/08, l’accordo separato e il d.lgs. 150/09 suonano le campane a morto per la CGIL, che si vuole smetta a tutti i costi di essere la più grande organizzazione politico-sindacale di massa del Paese. Io voglio che la CGIL viva e non che sopravviva. Se la democrazia è in pericolo, e lo è per davvero, lo si vede sui posti di lavoro, dove non ci sono più regole condivise, nel momento in cui vengono firmati accordi da organizzazioni minoritarie, anzi non rappresentative (UGL). Il NO della CGIL all’accordo separato di un anno fa, dobbiamo farlo diventare “una politica alternativa a quell’accordo”. Quel modello contrattuale deve essere rovesciato. Voterò il secondo documento e tutti i suoi presupposti di discontinuità al tirare a campare, presupposti alternativi, a mio avviso, a quella che è stata la gestione della CGIL dall’ultimo congresso. LA CGIL CHE VOGLIAMO propone un progetto autonomo di confronto con tutte le forze politiche e respinge quella commistione di molti dirigenti sindacali con i partiti politici, istituzioni, enti pubblici, ecc… La sola innovazione possibile ritengo che sia quella di superare l’eccessiva burocratizzazione e l’accentramento delle decisioni, un’autoriforma vera che risponda a collegialità, al rispetto delle regole interne, al pluralismo anche etnico. Credo che anche “solo” questo possa essere sufficiente per rigenerare un sindacato che spesso solo a parole e molto poco nei fatti ha consentito quella validazione degli accordi che in realtà ha esercitato solo la FIOM nella CGIL. Ho ricevuto critiche per aver aderito al secondo documento, per il fatto che il segretario generale della FP è firmatario de LA CGIL CHE VOGLIAMO e che quindi sarei in contraddizione per il fatto che Podda non possa essere credibile perché ha gestito la funzione pubblica sulla base di una preventiva richiesta di fedeltà burocratica ai gruppi dirigenti dell’organizzazione. Ma guardate un po’ che scoperta? Perché Epifani vi risulta che senta la necessità contraria, e di autoriformare la CGIL? Nonostante l’attacco sistematico a tutta la legislazione del lavoro in atto? Perché, vi pare che il primo documento respinga con nettezza gli enti bilaterali? E non emerge anche una sorta di conservazione dell’esistente che oggi produce ancora l’ennesima proclamazione di uno sciopero solo sul fisco per il 12 marzo prossimo? Salvo aggiustamenti dell’ultimora, com’è successo, per inglobare anche la crisi e i lavoratori migranti; migranti che senza copertura e adesione della CGIL, invece, probabilmente diserteranno la manifestazione internazionale BLACKS OUT del 1° marzo. Stiamo aspettando e chiedendo da mesi di lanciare una piattaforma con uno sciopero generale per il lavoro, per i compagni immigrati che in alcuni settori superano anche il 20% degli iscritti e lavorare così all’innalzamento del conflitto sociale anche a sostegno dello sciopero sul fisco. Perché anche se i lavoratori sono colpiti dalle tasse sul salario e non gli viene restituito il fiscal drag da .….. ho perso il conto, e se i lavoratori pubblici non hanno più un beneficio economico di un rinnovo contrattuale decente da non so più quanto tempo, ed in più molti dei lavoratori dipendenti hanno perso il lavoro o lo stanno perdendo o nella migliore delle ipotesi sono in cassa integrazione ordinaria, poi straordinaria e poi il licenziamento, considerato che la maggior parte sono anche donne, ma pensiamo davvero che in queste condizioni si capiscano le ragioni di uno sciopero sul fisco? Siamo così sicuri che la CGIL sia stata così vicino alle categorie e che i

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lavoratori siano così disponibili a sottoporsi a quest’altro sacrificio? Ma pensiamo veramente di poter tirare a campare portando a scioperare si e no solo gli iscritti il prossimo 12 marzo, per poter dire poi che la CGIL ha fatto sciopero? No! Sono i lavoratori e i lavoratori della CGIL che devono scioperare, non i dirigenti sindacali e gli iscritti solamente! E neanche tutti gli iscritti, purtroppo, come sappiamo. Tutto questo con oltre due milioni di disoccupati e la FIAT che prende denaro pubblico per dare i dividendi agli azionisti e mette in cassa integrazione gli operai, pagati sempre con i soldi della collettività. Cassa integrazione che ha raggiunto un miliardo di ore. Quindi c’è bisogno di una sterzata o no? O vogliamo diventare il sindacato complice e dei servizi come la CISL e fottercene del lavoro e di tutte le forme di sfruttamento che la mancanza di democrazia sta producendo nel Paese? Sta per passare il d.d.l. 1441-QUATER-B che è la controriforma del diritto del lavoro. Un provvedimento eversivo che cancella la possibilità per il lavoratore di ricorrere al giudice del lavoro e che prevede la devoluzione dell’arbitrato nelle controversie insorte in relazione ai contratti, che svuota l’impianto normativo a tutela dei lavoratori e stabilisce che gli arbitri decidano senza il rispetto delle leggi e dei contratti collettivi. Una catastrofe.
Mentre IN CORPORE VILI si consuma e si è sviluppata tutta l’ambiguità di una politica sindacale senz’anima, opportunistica e burocratica, priva della più elementare rappresentanza o meglio di una rappresentanza irriconoscibile e non più rispondente alle regole della CGIL, come ho detto all’inizio. Il guasto è dovuto anche alle clientele scaturite per difendere il posto da sindacalista, che nello svolgere l’attività ha guardato più che altro a quella fedeltà burocratica richiesta ai gruppi dirigenti dalle segreterie, che non al proselitismo e alla sindacalizzazione, che, per quello che è scritto, dovrebbe essere nel DNA delle regole della CGIL. Bene, non solo non ho contraddizioni per aver scelto il secondo documento, LA CGIL CHE VOGLIAMO, ma voglio anche ringraziare i firmatari per la riuscita di una sintesi che li ha portati a fare una scelta eterogenea, coraggiosa e pluralista, soprattutto perché rispecchia le ragioni di tanti altri compagni che come me continueranno a operare nella CGIL, per la CGIL. Detto questo, la democrazia e la democrazia sindacale, a maggior ragione per tutto quello che è successo nell’ultimo anno, anno e mezzo, fra raccolte di firme, referendum sul rinnovo del biennio economico, più il referendum sul modello contrattuale, la democrazia sindacale va applicata e praticata sempre e non solo quando al governo c’è Berlusconi, Tremonti, Sacconi, ecc… Perciò, prima che conseguenti, bisogna essere coerenti. Mentre qui si brancola senza una strategia. Dopo la manifestazione del 4 aprile 2009 la CGIL non ha dato seguito ad alcuna iniziativa. Anzi, qualche categoria ha anche sottoscritto accordi secondo il nuovo modello contrattuale che abbiamo bocciato, senza che la segreteria generale abbia battuto ciglio, così viene anche il sospetto che evidentemente a quel modello ci si vorrebbe armonizzare. Il secondo documento, LA CGIL CHE VOGLIAMO, oltre che per la discontinuità all’attuale gestione della CGIL, vuole intercettare realmente l’espandersi delle disuguaglianze e delle disparità sociali, non per essere presente solamente e puramente come sostegno morale, ma per farsi strumento di quel conflitto nascente che attende di esplodere, per ridare la speranza di un mutamento, per un nuovo riscatto delle lavoratrici e dei lavoratori, dei giovani e dei migranti, ricordandoci, come dice un autorevole giurista al quale sono molto affezionato, che LA DEMOCRAZIA NON PROMETTE NULLA A NESSUNO MA RICHIEDE MOLTO A TUTTI.

scatti congressuali


Il territoriale



Alla camera del lavoro


Il presidente




Si toglie la vita dopo il licenziamento (BERGAMO 02.02.2010)


È morto di lavoro Sergio Marra, l'operaio 35enne di Bergamo deceduto domenica scorsa, di lavoro che non c'è. L'uomo aveva perso il lavoro due mesi fa, da allora era caduto in una grave depressione che sabato lo ha portato a compiere il gesto diperato. Il suicidio è avvenuto lungo la provinciale tra Brembate e Marne di Filago, nel bergamasco, in una piazzola in mezzo a tante fabbriche, a una decina di chilometri appena dalla fabbrica dove Sergio, fino a due mesi prima, aveva lavorato. L'uomo ha fermato la propria vettura, ha preso una tanica, si è cosparso di benzina e si è dato fuoco. E quando è arrivato all'ospedale era troppo tardi, le fiamme avevano già divorato il suo corpo: così è spirato domenica mattina. A quanto si è potuto apprendere, la tragedia sarebbe scaturita dunque da problemi personali, tra cui anche il fatto che lo scorso novembre l'operaio trentacinquenne aveva perso il lavoro nella ditta bergamasca dove prestava servizio. Sergio lavorava in una ditta di Ciserano, la Elgi Color Plast, che dopo alcuni mesi di cassa integrazione era stata chiusa per fallimento. (Notizia di agenzia)

A Sergio Marra

La sentenza di morte l’ha emessa
un coro di oneste persone
che non dicono nulla e
col loro non dire
ti lasciano piano morire

olio crudo sulla tua disperazione
e poi fiammiferi, un accendino
lo sfregamento della vita sul destino
e per un attimo, un attimo solo
da operaio a supernova

licenziamento, svuotamento di senso
gesto estremo, fuoco che viene dal gelo
nessuna libertà di scelta
nessuna libertà di pensiero
solo l’intimo convincimento
di un vuoto sempre più presente

Sergio Marra, operaio, disoccupato, licenziato
hai smesso di cercare il nulla nel niente
e ditemi, brave oneste persone, ditemi
cos’altro deve accadere per dire basta

intanto a Casa Pound fanno
scuola di mistica fascista.


Giuseppe Spinillo

giovedì 28 gennaio 2010

bacheca 27 Gennaio 2010

Verso il congresso cgil




27 GENNAIO IL GIORNO DELLA MEMORIA



Unguenti di poesia
per curare anime
esposte alla
vita

memorie di date
volti, luoghi e paure
marchiate sul cuore

la guida loquace
abbracciato ha il silenzio
per dare un segnale

appare nudo adesso
il ramo essenziale
di essere uomini

per tutti i vissuti
di ebrei, zingari, diversi
trattenuti
ricordi

una musica lenta
nel vento, vivendo quel canto
da non
cantare mai soli

chi si sporge
nel mare, e non teme
sa già quasi
nuotare

spera il sole
abbronzato di sale
spingendosi al mare

come incenso
che brucia di sandalo
vivendo in un
palpito.





martedì 26 gennaio 2010

lunedì 18 gennaio 2010

lunedì 11 gennaio 2010

bacheca 11 Gennaio 2010



Zaher Darwish, responsabile immigrazione della Cgil a Palermo: “In alcuni luoghi, nelle campagne siciliane, le condizioni di vita sono paragonabili a quelle degli extracomunitari calabresi. Ho paura che questo fenomeno possa dilagare”

10/01/2010 Giornale di Sicilia
Rosarno non è un caso isolato


Palermo. Quello di Rosarno rischia di non essere un caso isolato. Zaher Darwish, palestinese, naturalizzato italiano da vent’anni, è responsabile del settore immigrazione della Cgil palermitana, e non ha dubbi: “Ho paura che questo fenomeno possa dilagare. Tanti casi isolati fanno una tendenza”.
Già perché Darwish è stato testimone di casi di violenza anche a Palermo: la protesta di Rosarno era nell’aria.
Qual è la sua lettura della vicenda calabrese? “È il risultato di una politica della non cultura che è sempre più dilagante nel nostro Paese. Il frutto di un clima di intolleranza e di una serie di normative che sembrano volere mettere sotto accusa l’immigrazione”.
A quali leggi si riferisce in particolare? “A cominciare dalla Bossi-Fini che negli ultimi anni è stata persino aggravata. Speravamo in una modifica in chiave integrativa, con il riconoscimento di nuovi diritti per gli stranieri, invece si è andati nella direzione opposta”.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, però, ha parlato in più occasioni dell’opportunità di estendere il diritto di voto ai cittadini stranieri. “È una scelta logica, obbligata. Dovrebbe essere un diritto acquisito come accade già in molte altre parti d’Europa”.
Qual è la situazione in Sicilia? “Pensavamo che qui da noi esistesse una sorta di immunità per violenza e razzismo. Invece stiamo assistendo a gravi episodi, anche a Palermo, di intolleranza”.
Per esempio? “Ultimamente nel quartiere del Capo, sono venuto a conoscenza di almeno due episodi contro due persone della comunità del Bangladesh. Accanto alle scuole abbiamo assistito a gesti di prepotenza nei confronti di studenti , anche di seconda generazione, ma provenienti da famiglie non italiane”.
Rosarno è un caso isolato? “In alcuni luoghi, nelle campagne siciliane, la situazione non è molto diversa e le condizioni di vita sono paragonabili a quelle degli extracomunitari di Rosarno. Ho paura che questo fenomeno possa dilagare. Tanti casi isolati fanno una tendenza”.
MARCO VOLPE

giovedì 7 gennaio 2010

49 anni in saletta Filippi


a panettone e moscato (torroncini e coordinatori inclusi nel prezzo)










Love is love
















Beato fra le donne



ragazzi in gamba



il cellulare del capo




Agiuspinognidoveaituoiquarantanove

Auguri fraterni e non solo
di buon compleanno soltanto

poeta che cerchi l’assolo
nel ritmo e nel volo

instilli i tuoi versi di canto
che sanno d’amore del mondo
di donna di gioia di pianto
di gusto di rima felice e dolente

e i cuori che non vogliono inganno
condividono il tuo essere amico
e compagno che sente e dissente
influente e mai pretendente

nel tuo intimo cerchi e ne scrivi le vesta
e descrivi ed esplori a fondo le gesta

Tuo è il desìo per l’amore e la vita
meta di brame a volte infinita

come una meta che non ha meta
ma che conosce solo il poeta.

Dunque se molti poeti lo sanno
o anche se non lo sanno
ti auguro buon compleanno.


(testo originale dell'enofilosofo Eligio Elle)



GRAZIE DE CORE
Giuseppe Spinillo

martedì 22 dicembre 2009

bacheca 22 dicembre 2009





AUGURI A TUTTI E BUONE FESTE!!!!!!

(e l'ultimo capitolo della servil saga del buon
Paul H. D. d’Holbach, illuminista e materialista francese - 1723-1789 -
convinto ateo del suo tempo, morto un mese prima della presa della
Bastiglia.. e GRAZIE al nosto enofilosofo Eligio Elle per averci fornito
tale prezioso materiale)


Su questa base si può ben giudicare se la vi-
ta del perfetto cortigiano non è da considerarsi
un’infinita serie di penosi impegni. Possono gli
Stati pagare in maniera eccessiva una schiera
di uomini tanto devoti al servizio del Principe?
Tutti i tesori del popolo bastano a malapena
per remunerare questi eroi, martiri votati
all’interesse collettivo; non è forse giusto che
uomini che si danno tanto da fare per il bene
dei concittadini siano almeno ricompensati
correttamente in questa vita?
Quanto rispetto, quale venerazione siamo te-
nuti a dimostrare verso tali esseri privilegiati
resi così fieri dal rango e dal temperamento
naturale, vedendo con quale generosità sacri-
ficano costantemente fierezza, nobiltà e amor
proprio! Non spingono forse ogni giorno il
sublime abbandono di loro stessi fino al punto
da eseguire presso il Principe quelle funzioni
che il più umile dei valletti compie per il suo
padrone? Non trovano nulla di meschino in
tutto ciò che fanno per lui; che dico? Si inor-
gogliscono nell’esercizio dei più infimi inca-
richi presso l’adorata persona; giorno e notte
aspirano alla gratificazione di essergli utili;
lo scortano, si atteggiano a intermediari com-
piacenti di ogni suo piacere, si attribuiscono le
sue sciocchezze o si affrettano ad approvarle;
in poche parole, il buon cortigiano è talmente
assorbito dall’idea del dovere, che spesso si
sente fiero nel compiere atti disprezzati anche
dal più leale servitore. Lo spirito del Vangelo è
l’umiltà; il Figlio dell’Uomo ci ha detto che chi
si esalta sarà umiliato; il contrario è altrettanto
vero, e la gente di Corte segue alla lettera tale
precetto. Smettiamo di sorprenderci che la
Provvidenza ne ricompensi generosamente la
duttilità, e che dalla loro abiezione consegua-
no onori, ricchezza e stima da parte degli Stati
bene amministrati.

lunedì 21 dicembre 2009

Una papera adottata a via Carucci

In attesa della regolarizzazione con tessera CGIL FP
la mascotte di via Carucci da la sua adesione alla causa comune.





E LA QUARTA PARTE.....

La nobile arte del cortigiano, l’oggetto essen-
ziale della sua cura, consiste nel tenersi infor-
mato sulle passioni e i vizi del padrone, per
essere in grado di sfruttarne il punto debole:
a quel punto sarà certo di detenere la chiave del
suo cuore. Gli piacciono le donne? Bisogna
procurargliene. È devoto? Bisogna diventarlo
o fare l’ipocrita. È di temperamento ombroso?
Bisogna instillargli sospetti riguardo a tutti
coloro che lo circondano. È pigro? Non biso-
gna mai parlargli di lavoro; in poche parole, lo
si deve servire secondo i suoi desideri e soprat-
tutto adularlo continuamente. Se è uno stupido
non si rischia nulla a prodigargli lusinghe
anche del tutto ingiustificate, ma se per
caso – si tratta in verità di un’eventualità
remotissima – fosse arguto o di buon senso,
sarebbe opportuno prendere qualche precau-
zione.

*****

Il cortigiano deve ingegnarsi per essere af-
fabile, affettuoso e educato con tutti coloro che
possono aiutarlo o nuocergli; deve mostrarsi
arrogante soltanto con chi non gli serve a
niente. Deve conoscere a memoria il prezzo
di tutti quelli che incontra, deve salutare con
reverenza la cameriera di una Dama in auge,
chiacchierare amichevolmente con il portiere
o il valletto del ministro, accarezzare il cane
dell’alto funzionario, inoltre non gli è permesso
distrarsi un attimo, la vita del cortigiano è
un perpetuo impegno.

*****

Il vero cortigiano è tenuto, come Arlecchino,
ad essere amico di tutti, ma senza commettere
la debolezza di affezionarsi a chicchessia;
costretto a soggiogare anche l’amicizia e la
sincerità, il suo attaccamento sarà riservato
all’uomo al comando fino al momento in cui
questo perde il potere. È necessario odiare
senza por tempo in mezzo chiunque abbia
contrariato il padrone o il favorito di turno.

sempre da Paul H. D. d’Holbach

TERZA PARTE


Osservando i fatti da questa prospettiva,
appare chiaro che l’arte di strisciare è senz’al-
tro la più difficile da praticare. Tale sublime
disciplina è forse la più grande conquista fatta
dallo spirito umano. La natura ha posto nel
cuore degli uomini un amor proprio, un orgo-
glio, una fierezza che sono le inclinazioni più
penose da sconfiggere. L’anima si ribella contro
tutto ciò che tende a deprimerla; reagisce
vigorosamente ogni qual volta viene colpita
nel suo punto debole; e a meno di acquisire
fin da subito l’abitudine a combattere, frenare
e reprimere questo potente impulso, risulterà
impossibile dominarlo in seguito. Il cortigiano
si dedica fin dall’infanzia a tale esercizio: uno
studio utile forse quanto altri più enfaticamente
decantati, e che denota in coloro che hanno ac-
quisito la facoltà di soggiogare la natura, una
forza di cui solo pochi sono dotati. È attraverso
questi eroici sforzi, queste lotte, queste vittorie
che si distingue un cortigiano esperto, oggetto
dell’invidia dei suoi simili e della pubblica
ammirazione.
Con che coraggio poi si glorificano ancora
i sacrifici che la Religione impone a chi
aspira alla conquista del cielo! Che ci vengano
ancora a parlare della forza d’animo di quei
filosofi alteri che pretendono di svilire tutto ciò
che gli uomini apprezzano! Saggi e devoti non
sono stati capaci di vincere l’amor proprio;
l’orgoglio pare del tutto compatibile con la
devozione e la filosofia.
Solo al cortigiano è dato trionfare su se
stesso e di riportare una vittoria assoluta sugli
impulsi del cuore. Un perfetto cortigiano è
senza ombra di dubbio il più sorprendente
degli uomini. Smettiamo di parlare dell’abne-
gazione dei voti verso la Divinità…: la vera
abnegazione è quella del cortigiano verso il
proprio padrone; guardate come si umilia in
sua presenza! Diventa pura macchina, o meglio,
si riduce a un niente; attende di ricevere da
quello la propria essenza, cerca di individuare
nei suoi tratti caratteri che lui stesso deve assu-
mere; è come una cera malleabile pronta a rice-
vere qualsiasi calco le si voglia imprimere.
Certi mortali sono affetti da una rigidità di
spirito, un difetto di elasticità nei lombi, una
mancanza di flessibilità nella cervicale; que-
st’infelice funzionamento impedisce loro di
perfezionarsi nell’arte di strisciare e li rende
incapaci di fare carriera a Corte. Serpenti e ret-
tili guadagnano cime e rocce su cui neanche il
cavallo più impetuoso riesce ad issarsi. La
Corte non è per niente adatta a quei personaggi
alteri, tutti d’un pezzo, incapaci di cedere a
capricci, di assecondare fantasmi e nemmeno,
se necessario, approvare o favorire crimini
che il potere giudica necessari al benessere
dello Stato.



Un buon cortigiano non deve mai avere
un’opinione personale ma solamente quella
del padrone o del ministro, e deve saperla
anticipare facendo ricorso alla sagacia; ciò
presuppone un’esperienza consumata e una
profonda conoscenza del cuore degli uomini.
Un buon cortigiano non deve mai avere ra-
gione, non è in nessun caso autorizzato ad
essere più brillante del suo padrone o di colui
che gli dispensa benevolenze, deve tenere ben
presente che il Sovrano e più in generale l’uomo
che sta al comando non ha mai torto.
Il cortigiano ben educato deve avere uno
stomaco tanto forte da digerire tutti gli affronti
che il suo padrone vorrà infliggergli. Fin dalla
più tenera età deve imparare a dominare la
propria fisionomia, per evitare che i suoi tratti
tradiscano i moti segreti del cuore o che rive-
lino un’involontaria contrarietà che un abuso
subito potrebbe insinuarvi. Per vivere a Corte
è necessario un dominio assoluto dei muscoli
facciali, al fine di ricevere senza battere ciglio
le peggiori mortificazioni. Un individuo
rancoroso, dal brutto carattere o suscettibile
non riuscirà mai a fare carriera.

*****

In effetti gli uomini di potere non amano che
le punture da loro dispensate con tanta genero-
sità siano avvertite e tantomeno che siano og-
getto di lamentela. Il cortigiano al cospetto del
padrone deve imitare quel giovane Spartano
frustato per aver rubato una volpe; sebbene
durante la punizione l’animale nascosto sotto
il mantello gli scarnificasse il ventre, egli non
gridò di dolore. Quale arte, quale dominio
di sé sono necessari per dare prova di una tale
capacità di dissimulazione che è poi la carat-
teristica principale del vero cortigiano! È neces-
sario che egli sappia costantemente neutraliz-
zare i rivali con atteggiamenti amichevoli,
mostrare un viso disponibile, affettuoso a
coloro che più detesta, abbracciare teneramen-
te il nemico che vorrebbe strozzare; infine
bisogna che anche le bugie più spudorate
siano imperscrutabili sul suo volto.

domenica 20 dicembre 2009

Anghelu Ruju 3 - anno 2001

Nuovamente raccolti attorno ad una bottiglia di Anghelo Ruju.
Dal 1979 al 2001 gli anni passano ma lo spirito resta lo stesso.
Buone feste a tutti
Giuseppe Spinillo